Corso di Lingua spagnola
 

domenica, febbraio 29, 2004

Il credo della passione decaffeinata
Dal Cristo di Mel Gibson alla legge francese che vieta il velo alle musulmane, dall'islam politico ai pamphlet in difesa della civiltà occidentale, il lato oscuro della tolleranza liberale e l'adesione alla religione come stile di vita aderente alla propria comunità. L'alternativa all'orizzonte dei fondamentalismi religiosi e alla tolleranza politicamente corretta sta nella critica radicale all'elemento che li accomuna, la rivendicazione del diritto a non essere molestati dall'Altro
SLAVOJ ZIZEK
Le credenziali di coloro che, ancor prima della sua uscita, criticano violentemente il nuovo film di Mel Gibson sulle ultime dodici ore della vita di Cristo appaiono impeccabili: non è forse pienamente giustificata la loro preoccupazione che il film, realizzato da un fanatico tradizionalista cattolico con impeti occasionali di antisemitismo, possa innescare sentimenti antisemiti? Più in generale, La passione di Cristo non è una sorta di manifesto dei nostri fondamentalisti e anti-secolaristi (occidentali, cristiani)? Rigettarlo non è dunque dovere di ogni secolarista occidentale? Un attacco così privo di ambiguità non è sine qua non, se vogliamo dimostrare di non essere segretamente dei razzisti che attaccano solo il fondamentalismo di altre culture (islamiche)? La reazione del papa al film è nota: profondamente commosso, ha mormorato: «È proprio come avvenne in realtà!», ma questa affermazione è stata subito ritrattata dai portavoce ufficiali del Vaticano. Così la sua reazione spontanea è stata velocemente sostituita dalla posizione neutra «ufficiale», emendata in modo da non ferire nessuno. Questo spostamento è la migliore esemplificazione di cosa c'è che non va nella tolleranza liberale, con la sua paura politicamente corretta che possa essere ferita la sensibilità religiosa di chicchessia: anche se nella Bibbia si dice che una folla di ebrei chiese la morte di Cristo, non si dovrebbe rappresentare direttamente questa scena, ma sdrammatizzarla e contestualizzarla per chiarire che gli ebrei non possono essere ritenuti responsabili collettivamente per la crocifissione. In tal modo l'aggressiva passione religiosa è semplicemente repressa: essa resta lì, cova sotto la superficie e, non trovando espressione, diventa sempre più forte.

È questo lo scenario di fondo che dobbiamo tenere presente nel considerare La rabbia e l'orgoglio di Oriana Fallaci, questa appassionata difesa dell'Occidente contro la minaccia musulmana, questa aperta affermazione della superiorità dell'Occidente, questa denigrazione dell'Islam non in quanto cultura diversa, ma in quanto barbarie (per cui non saremmo nemmeno in presenza di uno scontro tra civiltà, bensì tra la nostra civiltà e la barbarie musulmana). Il libro è, in senso stretto, l'opposto della tolleranza politicamente corretta: la sua appassionata vitalità è la verità della tolleranza esanime del politicamente corretto.









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lunedì, febbraio 23, 2004

Falsos Amigos:

Accudire/Acudir

Accudire= (español) ayudar, socorrer

Acudir = (italiano) recarsi, andare

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sabato, febbraio 21, 2004

Falsos amigos

Tra i Falsi amici dobbiamo parlare dei verbi: sfruttare/disfrutar che portano a confusione:

sfruttare = (español) explotar, aprovechar.

disfrutar (de) = (italiano) godere, divertirsi.

postato da: Delicebaltic | 08:05 | commenti

mercoledì, febbraio 18, 2004

Traducción de Una di loro

Un par de veces al día, desde mi ventana hacia occidente, puedo vislumbrar un tren que recorre las praterías amplias del fondo del valle. Es ésta la única señal que me recuerda el mundo de donde procedo, una señal discreta, y tan lejana que no llega ni siquiera a turbar fugazmente la serenidad en la que estoy enfrascado. Veo el largo convoy que se desliza por la hierba, más silencioso que esos trenecitos eléctricos con los que me encantaba jugar de niño, y a veces me divierte contar los minúsculos vagones antes que desaparezcan uno tras otro detrás de las laderas de una montaña.

Cualquier cosa, aquí en el Hotel Flora, corresponde más o menos a mis espectativas. A mi llegada, el empleado de la recepción me acompañó a mi habitación, a través de una serie de salones y de pasillos en los que, a una elegancia normal que aúna los hoteles de un cierto nivel, se añadían aquí, allí toques de color local: esculturas de madera, ángeles pintados con las alas doradas, reproducciones de miniaturas antiguas, en fin, toda esa suave parafernalia del estilo alpino que no podría definir bello, pero que sin embargo,  siempre me conmueve, como me conmueven las pequeñas, inocuas manías de nuestras personas queridas.

Con el mismo estilo está decorada también mi habitación, donde las comodidades modernas, consideradas, en el bien y en el mal, indispensables, desde la nevera-bar hasta la tele, están relegadas en rincones menos visibles para no estorbar la atmósfera de conjunto. Estos muebles de madera pintada en cuyas superficies se mezclan complicadas guirlandas de flores, no los soportaría ni en mi casa, pero aquí me parecen muy apropiados. Así no puedo mirar sin ímpetu de infantil felicidad la cama con el edredón espeso sobre el cual, los cojines se hallan colocados de manera tal que parezcan un forma de torreón. Alguna vez, por la mañana, por las puertas abiertas de las habitaciones, me ha ocurrido entrever a las camareras que modelaban con pocos gestos certeros esas singulares esculturas. Se trata de chicas lugareñas, el gesto de adorno y la repugnancia hacia todo lo que es sólo funcional, deben de ser innatos en ellas hasta tal punto que guían sus movimientos incluso haciendo las camas.

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lunedì, febbraio 16, 2004

Paola Capriolo, Una di loro

Un paio di volte al giorno, dalla mia finestra a occidente, posso scorgere un treno percorrere le vaste distese prative del fondovalle. È questo l'unico segno che mi rammenta il mondo dal quale provengo, un segno discreto, e così lontano da non turbare neppure fuggevolmente la quiete in cui sono immerso. Vedo il lungo convoglio scivolare sull'erba, più silenzioso di quei trenini elettrici con cui amavo giocare da bambino, e a volte mi diverto a contare i minuscoli vagoni prima che scompaiano l'uno dopo l'altro dietro le pendici di una montagna.

Ogni cosa, qui all'Hotel Flora, corrisponde grossomodo alle mie aspettative. All'arrivo l'impiegato della reception mi ha accompagnato alla mia stanza attraverso una serie di sale e di corridoi in cui a quell'eleganza generica che accomuna gli alberghi di un certo livello si aggiungevano qua e là tocchi di colore locale: sculture di legno, angeli dipinti dalle alucce dorate, riproduzioni di antiche miniature, insomma, tutto queh'amabile bric-à-brac dello stile alpino che non mi sentirei di definire bello e che pure ogni volta mi commuove, come ci commuovono le piccole, innocue manie dei nostri cari.

Nello stesso stile è ovviamente arredata la mia camera, dove le comodità moderne ritenute a torto o a ragione indispensabili, dal frigo bar al televisore, sono state confinate negli angoli meno visibili per non turbare l'atmosfera d'insieme. Questi mobili di legno dipinto, sulle cui superfici si intrecciano complicate ghirlande di fiori, non li tollererei mai in casa mia, ma qui mi sembrano perfettamente appropriati. Così non posso guardare senza un impeto di infantile felicità il letto coperto dallo spesso piumino sul quale i cuscini sono stati sistemati in modo da assumere una forma torreggiante. Qualche volta la mattina, attraverso gli usci aperti delle stanze, mi è già accaduto di scorgere le cameriere che modellavano con pochi tocchi sapienti quelle singolari sculture. Si tratta certo di ragazze del posto, il gusto dell'ornamento e la ripugnanza per tutto ciò che è meramente funzionale devono essere innati in loro a tal segno da guidarne i gesti persino nel rifare i letti. Ma anche senza considerare questo speciale talento di cui sono dotate, il loro stesso aspetto, quando le si incontra in corridoio o si ha la ventura di vederle entrare nella stanza per portare un posacenere o una coperta, non può non suscitare nel turista sensibile un'intensa soddisfazione: sono tutte bianche e rosse, hanno occhi chiari e vivaci e ricciuti capelli delle più varie sfumature di biondo, e la sana rotondità delle loro figure avrebbe fatto la gioia della strega di Hänsel e Gretel. Insomma, paiono create anch'esse in puro stile alpino, come quegli angioloni dipinti con cui presentano un'innegabile somiglianza, e tale impressione è rafforzata dagli abiti che indossano, camicette bianche dalle corte maniche a sbuffo e ampie gonne verde scuro che scendono in pieghe ordinate sino a sfiorare le caviglie.

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giovedì, febbraio 12, 2004

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CORSO DI SPAGNOLO SUL MARE DI VALENCIA

A Cullera

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Dal 15 /7 al 31/8 /04

Tre livelli:

a) Basico

b) Medio

c) Superiore

In un’incantevole casa di struttura araba, con patio, arancetto.

Vita in comune.

Cibo a base di : paella, arroz a banda, arroz al horno

Lezioni al mattino: 10.30- 13

Giornata al mare

Vita notturna intensa

Spagnolo nella comunicazione quotidiana.

Settimana Euro 450 compreso corso + vitto e alloggio.

Organizzato dalla Prof. Cuevas


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lunedì, febbraio 09, 2004

 

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La monaca Alférez

Della storia della colonizzazione spagnola del continente americano c'è ne una che mi ha sempre affascinato: la storia intricata della monaca Alférez, Catalina de Erauso, vasca, di familia nobile, dall'aspetto per niente femminile, costretta alla vita monastica perché si era rivelata subito con un carattere assai difficile, riuscì a scappare dal convento e si vestì da uomo e s'imbarcò per le Americhe, dove divenne un soldato audace e violento. La sua identità non venne mai scoperta, visse da uomo, soprattutto da soldato. La sua vita, le sue peripezie, sono stati elementi che hanno alimentato una grande curiosità su questa donna-uomo, uno dei primi esempi di accettazione della propria indole. Di lei sappiamo grazia alla sua autobiografia, e ad altri testi pervenutici.

BIBLIOGRAFIA

Sus memorias están publicadas en varias editoriales: Amigos del Libro Vasco (1985) unos 10 €, Hiparión (1992) unos 6 € y Cátedra (2002) unos 7€.

CASTRESANA, Luis de. Catalina de Erauso, la Monja Alférez, Ediciones Universitarias, 1996 (8 €).

MINOS, Domingo. La Monja Alférez, Universidad de Murcia, 1992 (5 €). Creo que es una obra de teatro pero no estoy seguro.

TELLECHEA, José Ignacio. Catalina de Erauso: la Monja Alférez, Kutxa Ediciones, 1992, 10 €. Tengo el libro y en líneas generales es muy aceptable aunque difícil de encontrar.

PERRY, Mary Elisabeth. Ni espada rota, ni mujer que trota, Crítica, 1993 (18 €). El titulo promete, creo que es una biografía novelada.
















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venerdì, febbraio 06, 2004

Caliente/Caldo

Questo aggettivo viene usato in Italia con una eccessiva leggerezza. Nel tradurre caldo non sempre corrisponde con caliente.

Vediamo:

caldo riferito al sole va bene caliente

caldo riferito ad un cibo, liquido : caliente: il caffé è caldo = el café  está caliente.

caldo riferito ad un luogo in spagnolo è caluroso: una stanza calda = una habitación calurosa

caldo riferito a persone non è molto educato dire : caliente, ma è meglio dire: cálido, fogoso, apasionado.

postato da: Delicebaltic | 16:02 | commenti