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venerdì, ottobre 31, 2003
TRADUZIONECristina di Svezia, in mostra la grandezza di una sovrana L'esposizione ricostruisce la figura di una donna chiacchierata per i suoi modi e le sue scelte politiche, religiose e culturali di ADRIANA POLVERONI
Nella prima sala di Palazzo Ruspoli, sede della mostra dedicata alla Regina Cristina e alle collezioni reali svedesi, compaiono due ritratti della sovrana. Uno da bambina, dopo che questa fanciulla non bella (da lei stessa ammesso con ironica commiserazione verso i genitori tanto in attesa di un erede maschio) è stata incoronata regina e l'altro da regnante conosciuta in tutta Europa per la sua erudizione, la fermezza, l'amore per le arti. Il primo è di chiaro impianto rinascimentale con tocchi che evocano il gusto fiammingo, mentre nell'altro riecheggiano suggestioni barocche.
Basterebbero queste due opere per raccontare quale passaggio epocale Cristina abbia incarnato per la Svezia, accelerando processi che altrove erano già consumati e proiettando la sua ombra di raffinata donna della politica sull'intera Europa del tempo. Ma la mostra, curata da una rosa di esperti svedesi ed evento-clou della rassegna "Scopriamo la Svezia!" che vede in campo moda, design, arte contemporanea e cinema provenienti dalla propaggine nord del Vecchio Continente, riserva al pubblico italiano altre sorprese (Roma, palazzo Ruspoli, 31 ottobre-15 gennaio, catalogo Electa).
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JUAN GOYTISOLO
En la actual temporada turística, la presencia española en Marraquech puede difícilmente pasar inadvertida. Grupos de jóvenes y menos jóvenes, pertrechados a menudo de todo lo necesario para su aventura "personalizada" en el desierto, pasean por los zocos de la medina vestidos de Coronel Tapioca o exploradores de El Corte Inglés. Pisan fuerte y recio, en una actitud de condescendencia simpática con los indígenas. Discuten en los cafés de compras y regateos, de las maneras de eludir la invitación aviesa de los bazaristas, de sus encuentros "casuales" con guías no oficiales, del peligro hipotético de hipotéticos carteristas. Una amiga me refirió la irrupción de un mozo de mil bolsillos, distribuidos en su pantalón, chaleco y gorro, en uno de los estancos más concurridos de la plaza. Se había adelantado a la cola de los que esperaban y asestó contundentemente a su dueño: "¡Eh, tú, dame un paquete rubio marroquí!". Me acordé de- la frase de Borges: "Los españoles no hablan mejor que nosotros; hablan más alto".
Esta llegada masiva de nuevos ciudadanos europeos - lo somos ya, por la gracia de Dios, desde hace 14 años- me recuerda a veces la que, a comienzos de los sesenta, se volcó en España, ansiosa también de sol y exotismo. ¿Hablaban tal vez de nosotros aquellos franceses y alemanes como nosotros hablamos hoy de los moros? Mientras intentaba establecer un posible paralelo entre ambas situaciones y sus protagonistas, una campatriota admiradora como yo, dijo, "de Marruecos y los árabes" se presentó a saludarme en una de las terrazas a las que suelo ir al anochecer. Había seguido mi intervención en algún acto cultural madrileño y sintonizaba, afirmó, con mis ideas y sentimientos. |
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giovedì, ottobre 30, 2003
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FALSOS AMIGOS
Entre las dos lenguas el problema de los falsos amigos ocupa un espacio preponderante. Nos vamos a ocupar de ver a lo largo del curso una serie de ellos.
Empezamos por:
Incontrare : (qualcuno) ver
Encontrar : (sorpresa) trovare- He encontrado el libro que perdí; incontrare : mañana nos encontraremos todos en la Fac; encontrarse: (salud) sentirsi, stare : hoy no me encuentro bien.
postato da: Delicebaltic | 15:39
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Per arrivare alla Regione bisogna attraversare un alto deserto, e il viaggiatore prima o poi conoscerà la disperazione al sentire che ogni passo in avanti non fa altro che allontanarlo un altro po' da quelle montagne sconosciute. E un giorno dovrà abbandonare la sua idea e rimandare quella lontana decisione di scalare la sua cima più alta... cioe tranquillo, senza disperazione, come invaso una sorta di indifferenza che non lascia spazio a rimpoveri, lascerà trascorrere il suo ultimopomeriggio, sdraiato sulla sabbia rivolto verso il crepuscolo, contemplando come nel cielo spoglio quei bei e strani uccelli neri, che devono finire con lui, compiono evoluzioni in alti cerchi.
/ lauraZ\
postato da: Delicebaltic | 11:19
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Traduzione Juan Benet
Per arrivare alla regione bisogna attraversare un ampio deserto e il viaggiatore da un momento all'altro conoscerà lo scoraggiamento nel sentire che ogni passo in avanti non fa altro che allontanarlo un poco di più da quelle sconosciute montagne.e un giorno dovrà abbandonare il proposito e rimandare quella remota decisione di scalare la sua cima più alta..o meglio-tranquillo, senza disperazione,invaso da una sorta di indifferenza che non lascia posto ai rimproveri-lascerà trascorrere il suo ultimo pomeriggio,sdraiato sulla sabbia di fronte al crepuscolo,contemplando come nel cielo nudo quei belli,strani e neri uccelli devono terminare con lui, volteggiando con alti circoli.
postato da: Delicebaltic | 11:19
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Per arrivare alla Regione occorre attraversare un alto deserto e, da un momento all'altro il viaggiatore, conoscerà la disperazione non appena si renderà conto che ogni passo avanti non fa altro che allontanarlo un po' di più da quelle montagne sconosciute. E un giorno dovrà abbandonare il proprio proposito e rimandare quella remota decisione di scalare la cima più alta... o meglio -tranquillo, senza disperazione, invaso da un sentimento di indifferenza che non lascia spazio a rimproveri- lascerà trascorrere il suo ultimo tramonto, sdraiato nella radura, col viso al crepuscolo, contemplando come nel cielo sereno quegli strani e neri uccelli, che devono finire con lui, volteggiano alti disegnando cerchi.
postato da: Delicebaltic | 11:17
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Per arrivare alla Regione bisogna attraversare un alto deserto e il viaggiatore, in un momento o nell'altro, conoscerà (proverà) lo sconforto sentendo che ogni passo in avanti non fa altro che allontanarlo un po' di più da quelle sconosciute montagne.Un giorno dovrà abbandonare il proposito e rimandare quella remota decisione di scalare la sua cima più alta, o meglio, -tranquillo, senza disperazione, invaso da una sorta di indifferenza che non lascia spazio ai rimproveri-lascerà trascorrere l'ultima sera, sdraiato sulla sabbia con il viso rivolto al crepuscolo, contemplando come nel cielo nudo quegli uccelli belli, strani e neri , che devono finire con lui, fanno evoluzioni in alti cerchi (cecilia)
postato da: Delicebaltic | 11:17
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Traduzione Juan Benet
Para arrivare alla regione bisogna attraversare un ampio deserto e il viaggiatore da un momento all'altro conoscerà lo scoraggiamento nel sentire che ogni passo in avanti non fa altro che allontanarlo un poco di più da quelle sconosciute montagne.e un giorno dovrà abbandonare il proposito e rimandare quella remota decisione di scalare la sua cima più alta..o meglio-tranquillo, senza disperazione,invaso da una sorta di indifferenza che non lascia posto ai rimproveri-lascerà trascorrere il suo ultimo pomeriggio,sdraiato sulla sabbia di fronte al crepuscolo,contemplando come nel cielo nudo quei belli,strani e neri uccelli devono terminare con lui,
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mercoledì, ottobre 29, 2003
EJERCICIOS DE ESTILO
Las oraciones siguientes contienen un grupo no+ verbo; evítese el adverbio no, sustituyendo el grupo entero por otro verbo. Así: no quiso admitir la propina = rehusó la propina.
1. No preparó el discurso que pronunció en el congreso.
2. No cumplió lo prometido.
3. No ha continuado la huelga.
4. No des tantos disgustos a tu madre.
5. No acepté la invitación.
6. El portero no dejaba que pasaran los menores de edad.
7. En su declaración no contó cosas que pudieran perjudicarle.
8. No resistió a quienes le pedían que volviera a los ruedos.
9. Las ordenanzas municipales no permiten arrojar basuras a la calle.
10. No tiene escrúpulos,
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lunedì, ottobre 27, 2003
| leísmo, loísmo y laísmo : | |
Como es sabido, se llama leísmo al empleo de le con función de complemento directo masculino, femenino o neutro. Es correcto cuando se utiliza como complemento directo masculino, pero no cuando se utiliza como complemento directo femenino o neutro. Es preferible evitar el leísmo aun en los casos en que sea correcto. Este fenómeno es típico del centro peninsular pero no de las otras regiones ni de Hispanoamérica, donde se mantiene con fortaleza la oposición le complemento indirecto / lo complemento directo. Sin embargo, la abundancia del leísmo en la lengua culta y literaria ha movido a la Real Academia Española a admitirlo, sólo cuando se refiere a personas masculinas. Con todo, la Academia manifiesta su deseo de que se mantenga la distinción etimológica entre le y lo. Procúrese observarla: los despachos leístas chocan en muchas zonas del país, que, en esto, se muestran más fieles al latín. En cualquier caso, es absolutamente incorrecto el leísmo referido a animales y cosas ("Se le desbocó el caballo y no pudo dominarle", "Se le perdió el reloj y no le encontró"). También lo es referido a nombres femeninos tanto de personas como de animales y cosas ("Comunicó a la diputada que no podía recibirle", "Se le perdió la cartera y no le encontró"). Igualmente, se proscribe el ejamplo de le por lo neutro complemento directo: "Propuso eso pero no le aprobaron". Por supuesto, el loísmo y el laísmo (empleo de lo y la, respectivamente, como complementos indirectos masculino y femenino respectivamente) son incorrectos: "Lo dió un puntapié"; "La cosió una falda". Usos recomendados de los pronombre le, la, lo y les, las, los: - Habló él, pero no lo escucharon. Hablaron ellos, pero no los escucharon. - Le envió el aviso, pero no lo recibió. Les envió los avisos, pero no los recibieron. - Habló ella, pero no la escucharon. Hablaron ellas, pero no las escucharon. - Le envió una carta, pero no la recibió. Les envió varias cartas, pero no las recibieron. - Le envió (a él, a ella) la carta, pero no la recibió. - Les envió (a ellos, a ellas) las cartas, pero no las recibieron. - Le puso al coche un embellecedor. Les puso a los coches unos embellecedores. - Ordenó que subieran, y lo hicieron. - Toma eso y llévatelo. - Examinó aquello y le encontró defectos. | |
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Juan Benet (España, 1927-1993) Volverás a Región (fragmento) " Para llegar a Región hay que atravesar un elevado desierto y el viajero en un momento u otro conocerá el desaliento al sentir que cada paso hacia adelante no hace sino alejarlo un poco más de aquellas desconocidas montañas. Y un día tendrá que abandonar el propósito y demorar aquella remota decisión de escalar su cima más alta...o bien -tranquilo, sin desesperación, invadido de una suerte de indiferencia que no deja lugar a los reproches- dejará transcurrir su último atardecer, tumbado en la arena de cara al crepúsculo, contemplando cómo en el cielo desnudo esos hermosos, extraños y negros pájaros que han de acabar con él, evolucionan en altos círculos. "
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domenica, ottobre 26, 2003
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Otros dos términos parecidos y que se confunden con cierta frecuencia, tanto en la lengua hablada como en la escrita. Conviene pues explicar el uso correcto de cada uno, y en este caso recurrimos al Diccionario de Dudas y Dificultades de la Lengua Española de Manuel Seco, con cuyas aclaraciones queda suficientemente precisado cuándo debemos emplear inclusive y cuándo incluso: INCLUSIVE. Adverbio que significa "incluyendo el último o últimos objetos mencionados". No debe usarse como adjetivo, atribuyéndole variación de número: Del tres al diez, ambos inclusives; debe ser ambos inclusive. INCLUSO. Adverbio "aun, hasta, también": incluso puedes telefonearle. Puede funcionar como preposición: Tengo todos los papeles, incluso la carta; Todo me parecía bien, incluso la persona de doña Javiera (Galdós, Amigo, 279). En este caso, cuando precede a los nombres de 1ª y 2ª persona de singular, estos no toman las formas mí, ti, sino yo, tú: Habéis aprobado todos, incluso tú. También llama la atención al respecto el Libro de Redacción del diario La Vanguardia: INCLUSIVE. - No confunda el uso de este adverbio y el de la preposición incluso. Inclusive significa con inclusión, especialmente en una cuenta, serie o enumeración. Por ejemplo, "desde el pasado día 3 inclusive se puede aparcar en tal sitio", "las vacaciones durarán hasta el 31 de agosto inclusive", "quedan afectadas por esta disposición las personas cuyos nombres van de la letra "H" a la letra "M", ambas inclusive" (pero no "ambas inclusives"). Incluso equivale a hasta. Por ejemplo, "incluso el primer ministro estuvo de acuerdo", "incluso puede haber algún disturbio", "todo estaba en regla, incluso la nómina del personal". | |
postato da: Delicebaltic | 21:01
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TRADUZIONE
Pirandello, Il fu Mattia Pascale
,Man mano che la familiarità cresceva per la considerazione e la benevolenza che mi dimostrava il padron di casa, cresceva anche per me la difficoltà del trattare, il segreto impaccio che già avevo provato e che spesso ora diventava acuto come un rimorso, nel vedermi lì, intruso in quella famiglia, con un nome falso, coi lineamenti alterati, con una esistenza fittizia e quasi inconsistente. E mi proponevo di trarmi in disparte quanto più mi fosse possibile, ricordando di continuo a me stesso che non dovevo accostarmi troppo alla vita altrui, che dovevo sfuggire ogni intimità e contentarmi di vivere così fuor fuori.
- Libero! - dicevo ancora; ma già cominciavo a penetrare il senso e a misurare i confini di questa mia libertà.
Ecco: essa, per esempio, voleva dire starmene lì, di sera, affacciato a una finestra, a guardare il fiume che fluiva nero e silente tra gli argini nuovi e sotto i ponti che vi riflettevano i lumi dei loro fanali, tremolanti come serpentelli di fuoco; seguire con la fantasia il corso di quelle acque, dalla remota fonte apennina, via per tante campagne, ora attraverso la città, poi per la campagna di nuovo, fino alla foce; fingermi col pensiero il mare tenebroso e palpitante in cui quelle acque, dopo tanta corsa, andavano a perdersi, e aprire di tratto in tratto la bocca a uno sbadiglio.
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giovedì, ottobre 23, 2003
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| Se dice de algo que ya ha empezado, pero que está muy en sus principios, lejos aún de su perfección. Por tanto, no debe emplearse como locución sinónima de "en trance". «Estamos en ciernes de una crisis gubernamental» es una frase incorrecta, porque el proceso, al menos públicamente, no ha empezado. | |
postato da: Delicebaltic | 15:18
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mercoledì, ottobre 22, 2003
EJERCICIOS DE ESTILO
SINONIMIA
Sustituid la palabra subrayada por un sinónimo:
1. Su muerte nos dejó destrozados.
2. Tiene mucha habilidad con las manos.
3. Son palabras llenas de odio.
4. Descríbeme los particulares de la escena.
5. Es un hombre muy precavido.
6. Me molesta su extraordinaria tozudez.
7. Nos dijeron que el sitio estaba libre.
8. ¿Has corregidos los errores del texto?
9. Es un chico ejemplar, tiene siempre muchos detalles.
10. Todos lo evitan, es muy avaro.
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postato da: Delicebaltic | 11:33
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Alessandro Baricco Data di pubblicazione: 20/10/01 La Repubblica |
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Quando è scoppiato il pasticcio di Genova, a luglio, per il G8, io ero tutto da un'altra parte, e come tanti me ne stavo davanti al televisore, a cercare di capire. Tra le tante domande che mi passavano per la testa c'era anche: perché non sono lì? Perché, per l'ennesima volta, c'è gente che sfila, o si picchia, o muore, e io non sono lì? Una volta tanto avevo anche la risposta: non sono lì perché non saprei da che parte stare. |
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Perché so poco della globalizzazione, forse non so nemmeno esattamente cos'è, e quindi non sono lì. Fino a quel momento, a dir la verità, non mi era mai sembrato troppo grave non avere un'idea precisa sulla globalizzazione. In quel momento, mi sembrò, improvvisamente, non solo grave ma anche abbastanza penoso, e sorprendente, e assurdo. Per cui, come molti altri, da quel giorno mi son messo lì, pazientemente, a cercare di capire. Non è mai troppo tardi.
Adesso mi ritrovo in mente una serie di idee che non sono risposte e nemmeno certezze, ma sono, mi sembra, un modo di cercare un paesaggio appropriato alle domande a cui non so rispondere. Meglio che niente. Dato che di mestiere io scrivo, ho pensato di scrivere quel paesaggio in una mini serie di articoli (tre o quattro, vediamo come va). Questo è il primo. Quando ho visto gli aerei sventrare le Twin Towers ho pensato per un attimo che ormai era inutile studiare qualcosa che era morto per sempre. Ma abbastanza presto mi son reso conto che capire quegli aerei e capire la globalizzazione sono forse due modi di capire la stessa cosa. Per cui ho continuato a scrivere. Fine del preambolo. Inizio del primo articolo.
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postato da: Delicebaltic | 07:12
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Gabriel García Márquez (Colombia, 1928) El amor en los tiempos de cólera (fragmento) " Terminaron por conocerse tanto, que antes de los treinta años de casados eran como un mismo ser dividido, y se sentían incómodos por la frecuencia con la que se adivinaban el pensamiento sin proponérselo, o por el accidente ridículo de que el uno se anticipara en público a lo que el otro iba a decir. Habían sorteado juntos las incomprensiones cotidianas, los odios instantáneos, las porquerías reciprocas y los fabulosos relámpagos de gloria de la complicidad conyugal. Fue la época en que se amaron mejor, sin prisa y sin excesos, y ambos fueron mas conscientes y agradecidos de sus victorias inverosímiles contra la adversidad. La vida había de depararles todavía otras pruebas mortales, por supuesto, pero ya no importaba: estaban en la otra orilla. "
postato da: Delicebaltic | 06:26
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| estilo directo e indirecto : | |
No hay que confundir el estilo directo con el indirecto: el estilo directo reproduce las palabras textuales de alguien, mientras que el estilo indirecto reproduce la idea de alguien, pero no sus palabras. Reproducimos a continuación las explicaciones que da y las advertencias que hace Leonardo Gómez Torrego en su Gramática didáctica del español sobre el estilo directo y el indirecto, cuestión que no parece estar muy clara, pues son frecuentes los errores sintácticos relacionados con ese tipo de construcciones. Estilo directo: Cuando una oración depende de un verbo de "decir" o de "pensar" y reproduce las palabras textuales de alguien, se encuentra en estilo directo. Ejemplo: El presidente dijo: "Hoy hemos tenido algunos problemas". En la escritura, las oraciones con estilo directo van enmarcadas con comillas y detrás de dos puntos. Estilo indirecto: Si la oración que sigue al verbo de "decir" o de "pensar" reproduce la idea de alguien pero no sus palabras textuales, se encuentra en estilo indirecto. Es necesario añadir la conjunción subordinante "que": "El presidente dijo que ayer habían tenido algunos problemas". Son incompatibles la conjunción subordinante "que" y el estilo directo, a pesar de que ello es relativamente frecuente en el lenguaje periodístico. Ejemplo: El presidente dijo que "hoy hemos tenido problemas" (lo correcto es: El presidente dijo: "Hoy hemos tenido problemas"), y también es correcto: El presidente dijo que ayer habían tenido problemas. | |
postato da: Delicebaltic | 06:21
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martedì, ottobre 21, 2003
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En los principales manuales de estilo y diccionarios de dudas se advierte sobre la diferencia entre las fomas deber y deber de seguidas de un verbo en infinitivo. Algo más amplia que las demás, es la explicación que nos da al respecto Leonardo Gómez Torrego, en su Manual de Español Correcto: "Las perífrasis verbales deber+infinitivo y deber de+infinitivo".- Pocos conocen la diferencia entre estas dos construcciones perifrásticas, por lo que suelen emplearlas indistintamente. Hay que saber, sin embargo, que deber+infinitivo siempre significa "obligación"; y deber de+infinitivo significa "posibilidad", "conjetura", "duda". Ejemplos: Tu hijo debe estudiar más que el mío (= "tiene la obligación de estudiar...") Tu hijo debe de estudiar más que el mío (= "quizá estudie más...") Hay que hacer un esfuerzo para mantener esta diferencia, pues así se evitará incurrir en posibles ambigüedades | |
postato da: Delicebaltic | 06:54
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lunedì, ottobre 20, 2003
postato da: Delicebaltic | 22:27
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Conque es una conjunción consecutiva y es palabra átona. Equivale a así que, por tanto, por consiguiente… (Ya se arregló la situación del equipo; conque ahora todos estaremos más tranquilos).
La forma con que está constituida: 1) Por la preposición con y el relativo que. (Esa es el arma con que dispararon al taxista). En estos casos siempre se puede intercalar el artículo entre la preposición con y el relativo que. (Esa es el arma con la que dispararon al taxista). 2) Por la preposición con y la conjunción que. (El alcalde se conforma con que la siniestralidad baje un 25%. Para llevar a cabo el proyecto basta con que el director lo apruebe). Obsérvese que en estos casos no se puede intercalar ningún artículo entre la preposición con y la conjunción que.
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postato da: Delicebaltic | 17:12
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| Entrar adentro es redundante. Póngase, en su lugar, fueron adentro. Además, la forma dentro admite también la preposición desde (desde dentro), por (por dentro), hasta (hasta dentro), hacia (hacia dentro), de (de dentro) y para (para dentro). | |
postato da: Delicebaltic | 16:28
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| Estos dos sintagmas no son equivalentes. Al cabo de significa "después del tiempo que se expresa": ("Volvió al cabo de una hora"). No es, pues, aconsejable decir: "El anuncio fue hecho al cabo de la reunión que mantuvo con su colega nicaragüense". Dígase "al final de la reunión...". | |
postato da: Delicebaltic | 15:58
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| Cuando complementa a verbos que expresan movimiento se emplea afuera y fuera, que significa "hacia el exterior": "Si quieres pelear, vete afuera." Pero con verbos de estado y en casos sin verbo, es preferible usar fuera: "Pedro está fuera"; "Fuera, en la calle, hace mucho calor". | |
postato da: Delicebaltic | 15:49
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EJERCICIOS DE ESTILO
Hay palabras - nombres y verbos principalmente - que se asocian entre sí con especial afinidad. No se dice, por ej., empezar la marcha, sino emprender la marcha. Teniendo esto en cuenta, sustitúyanse en las siguientes frases lo que va entre paréntesis, otro verbo más afín:
(Comenzar) un expediente.
(Decir no) a una invitación.
(Publicar) una ley.
(Adueñarse el fisco de) unos bienes.
(Hacer) una falta.
(Anular) una ley
(Someterse a lo que disponer) las leyes.
(Matar) a un condenado a muerte.
(Empezar a cantar) una canción.
(Ordenar el médico que se siga) un tratamiento.
postato da: Delicebaltic | 15:35
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TRADUZIONE
Javier Marías (España, 1951) El siglo (fragmento) " Suena música en mi casa durante todo el día, pero cuando desciende la noche no puedo impedir que el lago, a veces enloquecido y otras sólo crepitante, se apodere de todo el sonido y me confunda con sus movimientos imaginarios. Creo descubrir en ocasiones que esas aguas tienen otra vocación, que no las hizo la Mano para permanecer estancadas, que se saben río, y mar, y rizo, y brisa, que se distraen de su dilatado destino jugando a ser lo que hoy no son pero tal vez fueron o quizá serán. Yo no las he visto bajo otra forma. Tampoco las veré, pues ya agonizo. Será ese lago sin duda lo último en mirarme, y lo único que ignoro es el aspecto con que sus aguas se me ofrecerán el día. Yo las prefiero como espejo empañado, cuando se muestran benévolas y sólo reproducen mis facciones difuminadas, sólo el contorno, la blanca mancha, lo esencial nada más, lo justo para reconocerme y poder, empero, contemplarme a voluntad como los muchos que fui, y los pocos que soy, y el esqueleto. Así las prefiero, pero su estatismo involuntario -tal vez impuesto- sólo sabe renegar de sí adquiriendo distintos rostros con la ayuda irreflexiva, indiferente y muda de la luna y el sol cambiantes. "
postato da: Delicebaltic | 15:28
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sabato, ottobre 18, 2003
Se encontraban siempre al aire libre. Se deleitaron en todas las calles de los suburbios de Trieste. Tras los primeros encuentros, abandonaron San Andrea que estaba demasiado abarrotado, y durante un cierto tiempo prefirieron la calle de Opicina, costeada por plátanos tupidos, ancha, solitaria, una subida lenta casi imperceptible. Se detenían a un paso de la tapia que se convirtión en la meta de sus paseos sólo porque la primera vez se habían sentado allí. Se besaban largo rato, la ciudad a sus pies, muda, muerta, como el mar, de arriba nad más que una amplia extensión de color misterioso, vago: y en la inmovilidad y el silencio, ciudad, mar y montes aparecían todo un uno, la misma materia exhibida y coloreada por algún artista extravagante, dividida, recortda por líneas indicadas por puntos amarillentos, las farolas de las calles.
La luz lunar no le hacía variar de color. Los objetos con los perfiles más precisos no se iluminaban, se veían de luz. Por ellos es extendía una blancura serena, pero de salón, el color dormía entorpecido, oscuro e, incluso en el mar que ahora dejaba entrever su eterno movimiento, mostrando el plateado de su superficie, el color callaba, dormía.El verde los altozanos, todos los colores de las casas permanecían desvaídos y la luz de fuera, apartada, distinta, un efluvio que saturaba el aire, era blanca, incorruptible, porque nada en ella se fundía.
postato da: Delicebaltic | 14:05
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giovedì, ottobre 16, 2003
TRADUZIONE
Italo Svevo
Si trovavano sempre all'aperto. Amarono in tutte le vie suburbane di Trieste. Dopo i primi appuntamenti, abbandonarono Sant'Andrea ch'era troppo frequentato, e per qualche tempo preferirono la strada d'Opicina fiancheggiata da ippocastani folti, larga, solitaria, una salita lenta quasi insensibile. Si fermavano a un pezzo di muricciuolo che divenne la meta delle loro passeggiate soltanto perché la prima volta vi si erano assisi. Si baciavano lungamente, la città ai loro piedi, muta, morta, come il mare, di lassù niente altro che una grande estensione di colore misterioso, indistinto: e nell'immobilità e nel silenzio, città, mare e colli apparivano di un solo pezzo, la stessa materia foggiata e colorita da qualche artista bizzarro, divisa, tagliata da linee segnate da punti gialli, i fanali delle vie.
La luce lunare non ne mutava il colore. Gli oggetti dai contorni più precisi non s'illuminavano, si velavano di luce. Vi si stendeva un candore immoto, ma di sotto, il colore dormiva intorpidito, fosco, e persino nel mare che ora lasciava intravvedere il suo eterno movimento, baloccandosi con l'argento alla sua superficie, il colore taceva, dormiva. Il verde dei colli, i colori tutti delle case rimanevano abbrunati e la luce di fuori, inaccolta, distinta, un effluvio che saturava l'aria, era bianca, incorruttibile, perché nulla in lei si fondeva.
Nella vicina faccia della fanciulla, la luce lunare s'incarnava, sostituiva quel colore di bambino roseo senz'attenuare il giallo diffuso ch'Emilio credeva di percepire con le labbra; tutta la faccia diveniva austera e, baciandola, Emilio si sentiva più corruttore che mai. Baciava la bianca, casta luce.
postato da: Delicebaltic | 08:24
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